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Il tempo rubato della maternità
Una saggista e critica d’arte indiana, emigrata da poco in Alto Adige, prova a tener traccia scritta di esperienze, pensieri e sensazioni mentre accudisce il figlio nei suoi primi mesi di vita. Si accorge che il tempo non è più lineare: è frammentato, interrotto, “rubato”. In precario equilibrio tra allattamento e notti insonni, lavoro e mansioni domestiche, solitudine e razzismo quotidiano, emerge una voce che rifiuta forme e ruoli tradizionali, e costruisce una nuova grammatica della soggettività materna. In questo flusso diaristico e teorico insieme, la maternità si rivela un evento “copernicano” che ridefinisce identità, corpo e linguaggio. Il latte materno diventa metafora della scrittura stessa: secrezione, nutrimento, perdita di sé e insieme generazione di senso. E il testo si fa corpo vivo – pulsante, mobile, urgente.
Un libro di grande intensità emotiva e intellettuale che affronta con uno sguardo inedito il tema del doppio ruolo di donna e madre.
«Tra le voci essenziali del nostro presente, Rosalyn D'Mello esplora, intrecciandoli, i temi della maternità e della migrazione con la sua tipica audacia e originalità.»
(Nilanjana Roy)