Quando Konrad muore all’improvviso, dopo venticinque anni trascorsi insieme, Renata si ritrova in un mondo che continua ostinatamente a esistere senza di lui. Restano gli oggetti, gli odori, le stanze, le fotografie, le strade che i due hanno percorso, le persone e i luoghi che hanno frequentato. Restano le abitudini e il desiderio, le incomprensioni e le complicità di una lunga e non convenzionale relazione d’amore. Il tempo, però, sembra spezzarsi tra un prima e un dopo: il passato affiora nel presente per frammenti, si ricompone e si incrina; il lutto non conserva, ma trasforma. Mentre la famiglia di Konrad ne reclama l’intera eredità – materiale, ma anche affettiva –, appropriandosi in modo meschino e vorace di ogni cosa che gli è appartenuta, Renata deve far fronte, come per un istinto di sopravvivenza, alla necessità di proteggere la memoria di una storia condivisa. Una storia che, lo scoprirà con sorpresa e inquietudine, contiene capitoli rimasti fin lì segreti. Con una prosa limpida, sensuale, capace di accostare dolore e ironia, Sabine Gruber esplora i significati cangianti di un’assenza che dà forma alla vita, del perpetuarsi di un legame oltre la morte, componendo un romanzo di rara eleganza e intensità.
«Sabine Gruber traduce le grandi questioni sul senso della vita, sulla futilità delle nostre azioni e sulla caducità del nostro essere in immagini di straordinaria nitidezza e forza poetica.» Der Spiegel
«Un libro duro e spietato, fatto di piccole osservazioni descritte con precisione – e delle grandi, improvvise consapevolezze che sono capaci di suscitare. Eppure: un libro che nella disperazione rallegra.» Tiroler Tageszeitung